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SERGIO GNUDI 

il mio blog

E fu la festa

13-11-2025 15:48

Sergio Gnudi

Miei libri,

E fu la festa

la Festa Nazionale de L’unità del 1985 si svolse dal 29 agosto al 15 settembre nella zona dell’aeroporto militare di Ferrara...

la Festa Nazionale de L’unità del 1985 si svolse dal 29 agosto al 15 settembre nella zona dell’aeroporto militare di Ferrara. Fu Enrico Berlinguer, in occasione del comizio tenuto a Ferrara nel 1984, ad annunziare che la prossima festa nazionale dell'Unità avrebbe avuto luogo a Ferrara. La federazione si mosse subito alla ricerca di una sede adeguata. Dopo molte trattative si trovò un accordo con le autorità militari che concessero l'area del loro aeroporto, ma alla condizione che nell'autunno l'area fosse restituita integra come era stata consegnata. Per adibire l'area furono costruite strade, rete fognaria, impianti di gas, luce, acqua.

Al fine di "riempire" l'enorme spazio dell'aeroporto i progettisti, l'architetto Arges Cirelli e il grafico Mario Zanirato, idearono l'arco di torri colorate alte 15 metri ciascuna distanziate 40 metri l'una dall'altra, in mezzo a due file di stand che si fronteggiavano. Al centro un viale largo 80 metri e lungo più di un chilometro. Le torri, ognuna numerata e di un colore diverso, avevano anche lo scopo di "orientare" i visitatori.

Stiamo parlando esattamente di 40 anni fa e per questo motivo è venuta l’idea un po’ velleitaria e magari altrettanto pericolosa di ricordare questo avvenimento con una qualche produzione letteraria.

Nessun aggio storico o peggio sociologico: non ne sono all’altezza e magari altri più titolati di me le faranno dopo questo lavoro. Ma certamente era necessario anche solo per riportare la memoria a quei tempi una piccola ricerca di fonti a materiali disponibili da cui partire e più ric4rcavo e più mi preoccupavo. Ciò che appariva e sempre più appare è la grande importanza che quell’evento di 40 anni fa ebbe non solo per quel partito comunista italiano, non solo per gli iscritti o per i simpatizzanti, ma anche per tutti i cittadini ferraresi della città e della provincia. 

Se è vero che allora nell’intera provincia gli iscritti al partito erano 46.000 e anche vero che molti non simpatizzanti parteciparono all’allestimento e alla gestione di quel mastodontico manufatto per diversi mesi e non solo per i sedici giorni di Festa. Fu come un risveglio della città che, con le iniziative culturali, politiche e musicali si riproponeva all’interesse nazionale.

Ad oggi, dalle mie ricerche risulta che siano stati pubblicati 3 libri che in qualche modo parlavano e raccontavano della Festa.

Il primo nel 1986 di Cirelli & Zanirato “Nazionale de L’Unità” Ferrara 1985, con foto di Paolo Zappaterra Edizioni Essegi di Ravenna, con testi di Cirelli & Zanirato, Miriam Mafai, Alfredo Sandri e Vittorio Sgarbi. 

Il secondo nel 2008 per Corbo Editore in cui Gaetano Marani nel suo libro “ I miei 60 anni nel partito” parla da pag 163 a pag 182 del Nazionale 1985 di Ferrara e di come era organizzato.

Il terzo curato dalla fondazione L’Approdo ed edito da Cirelli & Zanirato nel 2010 di Sara Accorsi dal titolo "1947-2007 e l'Unitá faceva festa... Sessant'anni di feste nel ferrarese raccontate dai protagonisti" che al suo interno propone foto e ricordi della Festa del 1985.

In fin dei conto per un momento così importante neppure una grande bibliografia però la ricerca non si è fermata ai libri ma anche all’archivistica e qui il materiale si è rivelato importante e voluminoso.

Da una inaspettata raccolta di documentazione scritta e fotografica presente alla fondazione ISEC di Sesto San Giovanni a un archivio Feste de L’Unità dal 1946 a oggi di Raffaele Caterino e infine al voluminoso e importante archivio storico PCI ferrarese che si trova presso l’Istituto di Storia contemporanea di Ferrara.

Infatti la Sezione “Feste de l’Unità”, afferente al Dipartimento Stampa e Propaganda, si compone di 30 buste. Di queste 30 buste, nelle buste dalla 14 alla 23 vi è una corposa documentazione della Festa Nazionale del 1985. Buste contengono di tutto dai progetti dei padiglioni e della viabilità interna, all’elenco degli stessi padiglioni e degli stand, alla nutrita rassegna stampa del periodo, alle guide ai programmi a un enorme materiale informativo dei gruppi e delle delegazioni presenti, alle iniziative culturali e musicali addirittura a dossier Rai sulla Festa. Insomma un importante mole di materiale che uno storico potrebbe utilizzare per raccontare cosa accadde.

Ma il mio vuole essere una testimonianza di memoria e non di storia e sfogliando i giornali dell’epoca ho notato che una delle novità, anzi a detta di molti, la vera novità di questa Festa fu che il Pci chiamò in Italia “l’amico americano”. Infatti è ricca la schiera di invitati dagli Usa. Forse non tutti “amici” – nel senso politico del termine ci saranno esponenti conservatori – certo tutti disposti al confronto e al dialogo con il più grande partito comunista d’ occidente. Poi leggo che molti sono stati gli ospiti dall’America Latina. E lo slogan del Festiva era “Costruire una nuova fase della nostra politica”, forse sintomatico dei cambiamenti in corso. E leggo che tutti gli esponenti politici italiani e moltissimi giornalisti sono invitati e presenti ai numerosi dibattiti. Che la stessa Festa ospitò diversi mostre, mentre altre furono allestite nella città con la collaborazione degli organizzatori della Festa: fra queste quella su George Grosz (a Parco Massari), e un’ altra, intitolata “L’ atelier di Giorgio De Chirico” (al Palazzo dei Diamanti).

Ma dalle buste esce anche la serie dei concerti: ad aprire la serie dei concerti il 29, fu Katia Ricciarelli. Fra gli altri grandi nomi in programma: Lindsay Kemp Paolo Conte, Loredana Bertè, Claudio Baglioni, gli Style Council, Ron, Ornella Vanoni e Gino Paoli (insieme), il danzatore Patrick Dupont, Kid Creole and the Coconuts e Lucio Dalla. Si esibirono tutti in un anfiteatro costruito per l’occasione che poteva contenere 25.000 persone, ma d’altro canto quella costruita nell’area del vecchio aeroporto fu davvero una piccola città: 28 ettari di superficie occupata, 42 mila metri quadrati coperti, 36 padiglioni, un’ arena da 15 mila posti a sedere, 28 torri alte quanto palazzi da cinque piani, 20 ristoranti, 27 bar, 30 mostre e una piazza lunga 800 metri e larga 80. Per costruire tutto questo servirono 150 mila ore lavorative. Altre 800 mila servirono a farlo funzionale ci pensò un piccolo esercito: 4 mila volontari. E i visitatori si narra furono molto più di 2 milioni.

A questo punto davvero mi sono sentito al quanto sopraffatto dall’enorme numero di dati, di informazioni e ancor più consapevole che non poteva essere nelle mie corde una ricostruzione storico di ciò che accadde.

E ancor di più se volevo continuare dovevo tenere ben presente lo scopo di ciò che avevo intrapreso: il recupero della memoria orale, scritta, fotografica che potesse ricordare questo anniversario importante dei 40 anni da allora come quello del 1985 ricordava quello della Liberazione del 1945. E quelle 28 geniali 28 torri e quelle prospettive e quelle piazze dovevano essere per me solo motivo di recupero dei ricordi di alcuni dei ferraresi che a quella impresa parteciparono e di ciò che provarono allora e magari ciò che pensano oggi.

Insomma una serie di chiacchere con alcuni che sono rimasti. Non tutti e mi scuso già adesso con quelli e sono tanti quelli con cui non ho parlato. Ma lo ripeto questo voleva essere solo un inizio per altri che vorranno fare e faranno certamente meglio e dei più. E adesso incominciamo.

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